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Guida al prestito: la cessione del quinto




La cessione del quinto dello stipendio rappresenta una forma di prestito al consumo, a breve o medio termine, volta ad agevolare l’accesso al credito da parte dei dipendenti statali e privati. Con il termine “cessione” s’intende l’addebito della rata direttamente in busta paga del richiedente; mentre con l’espressione “del quinto” viene definito il limite massimo della rata, che in genere non potrà superare un quinto dello stipendio netto. Di seguito le domande più frequenti su cos’è la cessione del quinto, come funziona e quali garanzie possono essere richieste per ottenere il prestito.


  • Semplicità nel poter usare il prestito come si desidera, senza doverne motivare la destinazione.
  • Maggiore durata del finanziamento che può arrivare fino a 10 anni.
  • Nessuna richiesta di garanzie particolari per via della copertura assicurativa in caso di decesso o di perdita dell’impiego.
  • Possibilità di ottenere il prestito anche in caso di pignoramento, protesti o disguidi finanziari.
  • Comodità per il cliente grazie alla trattenuta diretta sulla busta paga o sulla pensione.
La Cessione del Quinto dello stipendio (Cqs) è un tipo di prestito personale non finalizzato a tasso fisso, per i dipendenti statali, pubblici e privati con contratto a tempo indeterminato e per i pensionati.
Il nome si deve al fatto che l’importo massimo della rata di rimborso del prestito non può superare il valore di un quinto dell’importo totale della busta paga.
La Cessione del Quinto, disciplinata dal DPR 5/1/1950 n°180 e dal successivo Regolamento attuativo, si basa sulla facoltà dei dipendenti Statali, Parastatali degli Enti Locali e delle grandi Aziende, titolari di uno stipendio fisso e continuativo, di ottenere un finanziamento concordando di restituirlo con una trattenuta diretta sulla pensione.
Tutti i lavoratori dipendenti statali, pubblici e privati titolari di un contratto a tempo indeterminato, residenti in Italia ed i titolari di una pensione. Possono averla anche i lavoratori a tempo determinato, se la durata del finanziamento rientra nella scadenza del contratto.
La durata massima consentita di una cessione del quinto è di 120 mesi mentre la minima è di 24 mesi.
Il lavoratore dipendente può richiederla dai 18 anni fino ai termini di quiescenza di legge, ovvero fino al raggiungimento del limite di età lavorativa, momento in cui la cessione deve essere conclusa, mentre il pensionato non deve aver superato gli 82 anni e 3 mesi.
Il dipendente pubblico e statale al compimento della quiescenza può estinguere il prestito o traslarlo sulla pensione.
Sì, basta che siano trascorsi i primi due quinti della durata originaria del prestito (40% del piano di ammortamento). Ad esempio, se la durata del tuo finanziamento è di 120 mesi puoi rinnovarlo dopo 48 mesi e se è stato rimborsato il 40% delle rate previste. Costituiscono un'eccezione i prestiti di durata uguale o inferiore a 5 anni che possono essere rinnovati anche prima del 40% ma solo se il nuovo prestito è portato ad una durata di 10 anni e si faccia per la prima volta. Il rinnovo, essendo a tutti gli effetti una nuova richiesta di cessione del quinto che avviene estinguendo il prestito precedente, è soggetto ad approvazione dell'ente erogante.
Si, è obbligatoria per legge la sottoscrizione di una polizza contro il rischio vita (per tutte le tipologie di clientela) e di una contro la perdita dell’impiego (per i soli lavoratori dipendenti).
La rata di rimborso è mensile e viene trattenuta su ogni busta paga mensile o pensione, direttamente dal datore di lavoro o Ente Pensionistico che provvede a versarla alla banca.
La quota ceduta è l’importo massimo mensile che può essere trattenuto dalla busta paga del lavoratore o cedolino del pensionato.
  • Costituzione di un vincolo sul TFR, per le sole categorie per cui ne è contrattualmente previsto l'accantonamento, per garantire il rimborso del prestito in caso di cessazione del rapporto di lavoro, qualunque ne sia la causa.
  • Stipula di una polizza assicurativa, obbligatoria per legge, a copertura di:
    • Rischio vita
    • Rischio impiego, ad integrazione dell’eventuale TFR.
Sì, ma la concessione del prestito è subordinata alla verifica ed al rispetto sia di alcuni quantitativi minimi, sia di solidità economico finanziaria dell’azienda per la quale il richiedente lavora (scoring/rating). La verifica viene svolta disgiuntamente dalla Banca e dalla Compagnia che assicura il finanziamento. Quest'ultima verifica è necessaria per consentire il rilascio della copertura assicurativa del rischio impiego.
Sì. nella cessione del quinto dello stipendio o pensione non sono indispensabili garanzie come ipoteche o fideiussioni. E’ sufficiente la garanzia del TFR, la stipula di due polizze assicurative (Rischio Vita e Rischio Impiego) e la trattenuta diretta in busta paga.
Le cessione del quinto dal punto di vista legislativo e normativo è regolamentata dal D.P.R. 180/50 aggiornato dalla Legge 14 maggio 2005, n. 80 e successivo D.P.R. 895/50.
No. Il datore di lavoro è obbligato ad accettare una richiesta di cessione del quinto. La cessione del quinto è un diritto.
Sì, è possibile in qualunque momento. Il prestito può essere estinto, in via autonoma, anticipatamente recuperando gli interessi non maturati.
No, la cessione del quinto è rinnovabile solo se sono trascorsi i primi due quinti della durata originaria del prestito (40% del piano di ammortamento). Costituiscono un’eccezione i prestiti di durata uguale o inferiore a 5 anni che possono essere rinnovati anche prima del 40% ma solo se il nuovo prestito è portato ad una durata di 10 anni e si faccia per la prima volta. Il rinnovo essendo a tutti gli effetti una nuova richiesta di cessione del quinto, che avviene estinguendo il prestito precedente, è soggetto ad approvazione dell'ente erogante.
Si, in quanto gli altri finanziamenti non influiscono nella valutazione della richiesta di cessione del quinto.
Si è possibile grazie al prestito con delega
In questo caso, l’ente erogante tratterrà il TFR che hai maturato fino a quel momento, salvo poi decidere di riformulare il piano d’ammortamento del debito residuo.
Oltre alla rata mensile i parametri che devi valutare sono:

  • T.A.N. (Tasso Annuo Nominale) , il tasso di interesse, espresso in percentuale su base annua, applicato all'importo del prestito. E’ la quota interesse che il cliente deve corrispondere al creditore oltre al capitale finanziato. Nel T.A.N non rientrano gli oneri accessori quali spese assicurative e le imposte.
  • T.A.E.G. (Tasso Annuo Effettivo Globale) , la percentuale d’interesse che indica il costo complessivo del finanziamento, a carico del cliente, per l’utilizzo del capitale richiesto ed include: spese d’istruttoria, assicurazioni, commissioni bancarie ed ogni altro onere previsto dal contratto. Gli interessi di mora e le spese legali per eventuali inadempienze sono esclusi dal calcolo del TAEG.
S, il TFR maturato e maturando può essere vincolato a garanzia del prestito anche se accantonato presso un Fondo Pensionistico Complementare se quest'ultimo non ne prevede nel suo Statuto il divieto di escussione immediata in caso di perdita dell'impiego.
Il diritto di recesso può essere esercitato entro 15 giorni dalla stipula del finanziamento per via di un ripensamento da parte del cliente che non necessita alcun consenso da parte della banca o di chi eroga. Il diritto di recesso va comunicato all'erogatore e se il finanziamento è già stato attivato si hanno 30 giorni di tempo per restituire capitale o interessi maturati previsti dalle condizioni del contratto. Il cliente, inoltre, deve rimborsare al finanziatore l'imposta sostitutiva pagata al datore di lavoro e all'ente pensionistico.